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Fondazione Brescia Musei presenta "Finché non saremo libere"

Contestualmente all’assegnazione del Premio Nobel per la pace a Narges Mohammadi, il Comune di Brescia e la Fondazione Brescia Musei, in partnership con l’Associazione Genesi e il Festival della Pace, annunciano una nuova mostra dedicata alla condizione femminile nel mondo, riservando una particolare attenzione all’Iran. Finché non saremo libere declina al femminile il titolo del libro Finché non saremo liberi. IRAN la mia lotta per i diritti umani di Shirin Ebadi, avvocatessa e attivista per la pace iraniana, oltre che prima donna mussulmana a ricevere il Premio Nobel per la pace (2003). I suoi sforzi per il riconoscimento dei diritti umani, in particolare delle donne, dei bambini e dei rifugiati si riflettono nel percorso di mostra, attraverso le opere di artiste provenienti da differenti aree del mondo e delle iraniane: Sonia Balassanian, Farideh Lashai, Shirin Neshat, Soudeh Davoud e Zoya Shokoohi.


Otobong Nkanga, In a Place Yet Unknown,  tessuto, serbatoio in metallo, inchiostro,  2017, Collezione Genesi, Milano, foto di Courtesy Otobong Nkanga e Mendes Wood DM
Otobong Nkanga, In a Place Yet Unknown, tessuto, serbatoio in metallo, inchiostro, 2017, Collezione Genesi, Milano, foto di Courtesy Otobong Nkanga e Mendes Wood DM

L’ampio spettro di testimonianze proposte dall’esposizione si trova in piena sintonia con la sede, il Museo di Santa Giulia di Brescia che, grazie a una consolidata programmazione espositiva e alle sue scelte artistiche e curatoriali, si è affermato a livello nazionale e internazionale. Finché non saremo libere contribuisce e amplia il filone di ricerca e approfondimento promosso dal 2019 dalla Fondazione Brescia Musei, che indaga i contesti geo-politici di stringente attualità tramite i punti di vista e il lavoro di artisti contemporanei. Dal 11 novembre 2023 al 28 gennaio 2024, la collettiva costituirà uno spazio di riflessione e sensibilizzazione su un tema sempre più urgente, quello dei diritti umani e con un focus sui diritti delle donne. I capitoli precedenti di questo percorso sono stati i progetti espositivi dedicati al rapporto tra arte e diritti che hanno potuto contare sull’artista e attivista turca Zehra Doğan (Avremo anche giorni migliori. Opere dalle carceri turche, 2019) e la cinese Badiucao (La Cina (non) è vicina, 2021) ed infine l’attivista e artista russa Victoria Lomasko (The Last Soviet Artist, 2022).


"Per Fondazione Brescia Musei proporre una mostra dedicata allo sguardo delle donne, delle artiste contemporanee e delle artiste iraniane sui grandi temi della contemporaneità significa confermare il ruolo sociale di un’istituzione museale, attiva nel promuovere l’arte come potente espressione dell’inesauribile necessità di far sentire la voce dei diritti, tanto più urgente oggi in queste ore così tribolate. La mostra Finché non saremo libere conferma l’appoggio della nostra istituzione museale alle battaglie sociali delle donne, non solo quelle iraniane, e rinnova con questo grande evento l’interesse che Brescia rimanga, con il suo Festival della Pace, una piattaforma di grande discussione sui temi dei diritti umani" (Francesca Bazoli, Presidente Fondazione Brescia Musei)

A fare da apri fila a Finché non saremo libere sarà le video-installazione Becoming (2015) di Morteza Ahmadvand, unico artista uomo in mostra. Si tratta di un’opera che riflette sulla possibile convivenza pacifica tra culture e sul bisogno di abolire distinzioni e gerarchie tra popoli e individui. La prima sezione esibirà un nucleo di opere di artiste donne provenienti da varie aree geografiche. Questi lavori sono parte della collezione d’arte contemporanea dell’Associazione Genesi e approfondiscono complesse e spesso drammatiche tematiche culturali, ambientali, sociali e politiche dei nostri tempi. Mentre la seconda e la terza parte del percorso partiranno dalle opere dell’artiste iraniane Shirin Neshat e Soudeh Davoud: omaggi a due artiste storiche iraniane Farideh Lashai (1944 - 2013) e Sonia Balassanian(1942) che, seppur globalmente note, non hanno mai esposto in una personale in Italia.

Sonia Balassanian, Untitled (Self Portrait) - 04, Collage e acrilici su carta Rigo, 1982, Saitta Collection
Sonia Balassanian, Untitled (Self Portrait) - 04, Collage e acrilici su carta Rigo, 1982, Saitta Collection

A terminare il percorso espositivo sarà un intervento site-specific della giovane artista iraniana Zoya Shokoohi, ideato nel corso di una residenza organizzata da Fondazione Brescia Musei come parte integrante della mostra ed apertura verso le future generazioni. Finché non saremo libere non intende solo approfondire la drammatica condizione femminile in Iran, ma allo stesso tempo sottolineare l’importanza delle ricerche di alcune esponenti dell’arte contemporanea iraniana. Artiste selezionate in base alle loro qualità, che hanno permesso loro di emergere nel sistema artistico internazionale nonostante la drammatica situazione in cui verte il loro Paese. La collettiva promuove un messaggio di speranza universale e di empowerment per tutte le artiste donne, non solo iraniane. L’esposizione sarà accompagnata da un catalogo edito da Skira, a cura di Ilaria Bernardi e con testi di Omar Kholeif, di Delshad Marsous (Associazione Maanà - Associazione della Diaspora Iraniana) e dell’artista, performer e ricercatrice iraniana Zoya Shokoohi, che sarà distribuito in tutti i poli museali.






Finché non saremo libere, a cura di Ilaria Bernardi Dal 11 novembre 2023 al 28 gennaio 2024 Museo di Santa Giulia Via dei Musei 8, Brescia

Per maggiori informazioni e prenotazioni: +39 030 2977833 www.bresciamusei.com

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