PISTOIA: APRE IL MUSEO DI SAN SALVATORE

Una delle chiese più antiche di Pistoia, di cui si ha notizia sin dal X secolo, dopo due secoli di abbandono apre nuovamente le sue porte rivelando una storia inaspettata: è San Salvatore, che dal 24 settembre 2022 diventa sede espositiva – la quarta dopo Palazzo Buontalenti, Palazzo de’ Rossi e Antico Palazzo dei Vescovi – con cui Pistoia Musei porta a compimento il suo importante e impegnativo progetto di sistema museale nel cuore di Pistoia.


Museo di San Salvatore, Pistoia Musei, 2022. ©photo Ela Bialkowska, OKNO studio  Courtesy Pistoia Musei
Museo di San Salvatore, Pistoia Musei, 2022. ©photo Ela Bialkowska, OKNO studio Courtesy Pistoia Musei

Il minuzioso lavoro di restauro e gli scavi hanno portato alla luce i resti delle fasi più antiche della chiesa, hanno evidenziato preesistenze romane e altomedievali. È stata inoltre rintracciata parte della fossa di fondazione della prima cerchia muraria di epoca longobarda (VIII secolo d.C.).

Nuova luce viene fatta sulla fine di Catilina: secondo la leggenda il congiurato romano sconfitto sull’Appennino Pistoiese sarebbe stato sepolto ai piedi del tabernacolo della chiesa e, oggi, sono gli scavi archeologici a raccontarci cosa è stato trovato proprio nel punto che la credenza vuole.

Ma tra le scoperte più straordinarie va menzionata quella di un affresco incompleto, di cui lo storico dell’arte Giacomo Guazzini ha recentemente approfondito lo studio: il Compianto sul Cristo morto, databile alla fine del Duecento e attribuito alla cerchia di Lippo di Benivieni, importante pittore documentato a Firenze tra il 1296 e 1320. Figure commoventi, personaggi dai lineamenti incisivi e graffianti, espedienti illusionistici: intorno ai resti di questo affresco portato alla luce dal restauro, si sviluppa un racconto capace di sollecitare il visitatore all’esplorazione per immagini di uno dei temi più suggestivi nella pittura toscana dell’epoca.

Sotterrati come un tesoro, in un vaso di terracotta, sono stati trovati frammenti di tessuto e di spugna, monete, cenere e un piccolissimo dado di avorio. Solo grazie ad analisi sofisticate e alle fonti storiche, gli archeologi hanno potuto ricostruire una pratica che risale, con ogni probabilità, a un rito di riconsacrazione celebrato nel 1580.

Mettendo in relazione la storia dei nostri antenati con la curiosità e la sensibilità dei contemporanei, il percorso espositivo che San Salvatore offre al pubblico è un racconto che si sviluppa secondo livelli diversi di lettura ed è lo stesso visitatore a scegliere il grado di approfondimento: il museo, infatti, ricorre a linguaggi diversi – osservare, ascoltare, toccare – per ampliare le possibilità di fruizione.